Quando si parla di kali filippino in genere, l’idea primeggiante è quella legata all’uso del bastone singolo o doppio che sia, o all’uso delle armi da taglio , come coltello o karambit. Pur premettendo che, anche nell’immaginario primario, solitamente tale visione d’insieme appare alquanto limitata per chi è un praticante della disciplina, giova evidenziare l’importanza di un altro settore, che proprio nel Kali Kalasag ha un ambito dedicato: la cosiddetta boxe filippina, Panantukan (o Suntukan)
La contaminazione della dominazione spagnola ha influito, sulla definizione; la panantukan, difatti, è nota anche come mano-mano e deriva dal termine spagnolo mano, tradotto anche come due mani o corpo a corpo
la Panantukan nasce come sistema di combattimento da strada, che gli ha valso il titolo significativo di dirty boxing. La varietà di colpi della panantukan, oltre che a boxare, mira alla distruzione degli arti superiori, attraverso tecniche di pugni, gomitate, colpi di spalla.
Nel Kali Kalasag , si trova certamente un punto di unione nella filosofia di fondo della panantukan; si può osservare, difatti, che i praticanti della boxe filippina si muovono come se combattessero con i coltelli, quindi con particolare attenzione non solo all’uso dell’arma, ma anche al footwork ed agli spostamenti del corpo costanti, analogia riscontrabile anche in altri stili, dove le tecniche vengono eseguite sulla base esecutiva di triangoli ed angoli, combinate tra loro, che hanno una corrispondenza universale, sia che si tratti di mani nude o armate. Il Kalasag pone particolare importanza all’uso delle mani nude, che si estende, oltre che alle percussioni, anche alle leve articolari (trankade), che coinvolgono gli arti superiori nell’asse polso-gomito-spalla. Tale combinazione risulta estremamente efficace soprattutto in situazioni di pericolo immediato da aggressione, quindi certamente valida nell’insegnamento non solo prettamente marziale, ma anche nel campo della difesa personale. In tali situazioni, la prima arma a disposizione è il nostro corpo, arti, mani e piedi in primis. Una corretta combinazione di colpi micidiali portati a punti morbidi del corpo (principio del duro/morbido), neutralizza l’avversario in modo significativo, tanto da permettere uno svincolo dal pericolo imminente, anche in significative differenze di forza e prestanza fisica. Ne consegue che l’apprendimento delle tecniche a mano nuda risulta essenziale anche per la difesa personale femminile.
Un’ ultimo aspetto, non meno importante, è l’uso di pressioni su punti specifici del corpo. Tali pressioni inducono dolore o un riflesso inconscio, questo ci consente un controllo dell’aggressore o un allontanamento tale da permette lo svincolo da una situazione critica.
Su quest’ultimo punto, infine, è opportuno sottolineare come il Kali Kalasag preveda, nella parte avanzata, il condizionamento di corpo, che permette di rafforzare gli arti per essere più efficaci nei colpi nelle leve e soprattutto nelle pressioni.
Ciò porta il praticante ad avere a disposizione un corpo forgiato come una vera e propria arma, dagli effetti devastanti in un eventuale difesa.



